Porto dentro il cuore

come uno scrigno troppo pieno per chiudersi,

tutti i luoghi dove sono stato,

tutti i porti a cui sono arrivato

tutti i paesaggi che ho visto da finestre ed oblo’,

o da casseri, sognando,

e tutto questo, che e’ molto, e’ poco per quel che voglio.

F.Pessoa

venerdì 29 gennaio 2010

Yad Vashem ("un posto, un nome")



Non so come presentare l'Historical Museum of the Holocaust and Heroism: il tema della Shoa ho già avuto modo di affrontarlo nei miei viaggi passati e quindi in fondo è un tema già elaborato.
Senza voler minimizzare lo sterminio nazista degli ebrei, confesso che la cosa che più mi ha colpito durante la visita è stato il complesso museale in se, con i suoi edifici dalle forme curiose e avveniristiche e il suo essere molto “coreografico”, piuttosto che dal suo allestimento interno.
Lo Yad Vashem  è un vasto complesso che comprende diversi edifici e monumenti sparsi su 18 ettari della Collina del Ricordo; il corpo centrale è un edificio lungo 180 metri il cui disegno triangolare rappresenta la metà inferiore della stella di David, a rappresentare la metà della popolazione ebraica sterminata dalla follia nazista.
Entrati dentro l'edificio principale, si attraversano molte sale sotterranee con fotografie, reperti, opere d'arte, postazioni multimediali con le testimonianze dei sopravvissuti. Ci sono anche delle installazioni con le carrozze ferroviarie che portavano i dannati ai campi di concentramento, libri e oggetti personali... tutto ha un fortissimo effetto emotivo sul visitatore.
Il percorso è lungo e descrive l’evoluzione del progetto nazista di sterminio. Sono molto impressionanti alcuni giochi da tavolo antisemiti, tipo “gioco dell’oca”, con caricature e stereotipi dell’ebreo avaro e con l’aspetto maligno.
L'edificio ha un'architettura particolare: man mano che ci si avvicina all'uscita, le pareti si allargano e gli ambienti diventano meno oppressivi, per poi provare un reale senso di liberazione quando ci si approssima all'uscita e l'edificio si apre sul panorama delle colline della Giudea e si può tornare alla vita.
Poco prima di uscire e liberare la testa dalle tante cose brutte viste poco prima, è possibile visitare la Sala dei Nomi, quella famosa stanza piena di foto e scritti che è forse il simbolo di questo luogo: qui infatti sono conservate le Pagine dei Testimoni, i fogli scritti da amici e parenti delle vittime dell’Olocausto (finora ne sono stati raccolti tre milioni). Al centro della sala c’è un enorme buco col fondo pieno d’acqua ed esso vuole rendere onore alle vittime di cui non si sapranno mai i nomi. 
  

Un Altro spazio alquanto emozionante è il Monumento Commemorativo ai Bambini: scavato dentro la roccia, è un cupo monumento sotterraneo che contiene una fiamma solitaria che si riflette all’infinito in centinaia di specchi e voci registrate leggono i nomi del milione e mezzo di  bambini ebrei morti nell’Olocausto.

 

Nello Yad Vashem l’Italia compare fortunatamente poco e naturalmente dalla parte sbagliata della storia: fortunatamente non tutti gli italiani di allora erano rincoglioniti, e alcuni individui (come Giorgio Perlasca ed altri 391 italiani meno noti), permettono a noi italiani di levarci un po' di sporcizia di dosso e dalla coscienza.
Ho un po' gironzolato per il Viale dei Giusti, un sentiero particolare in cui ogni albero è dedicato ai "gentili" che rischiarono la vita per salvare gli ebrei. Gli alberi (e quindi i Gentili) sono moltissimi e mi sembra di aver capito che nello spazio verde di questo museo ci sia un albero per ogni ebreo perito durante la persecuzione nazista.

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